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mercoledì 19 luglio 2017

La "Fontana del Carolino" dedicata a un garibaldino. Ecco come visitare una ex "appendice" dell'Acquedotto Carolino





SAN NICOLA LA STRADA (CASERTA) - La fontana "del Carolino" che si trova all'incrocio tra vicolo Mirri e via Santa Croce tra San Nicola La Strada e Caserta, fu realizzata nel 1851 dall'architetto Domenico Rossi, su commissione di re Francesco II che poi la donò alla cittadinanza. 

La fontana era utilizzata non solo dai cittadini per prelevarne le acque, ma anche come abbeveratoio per buoi e cavalli, praticamente parliamo dei mezzi di trasporto dell'epoca che qui sostavano e si rifocillavano durante il percorso. Insomma, la struttura aveva la stessa funzione rivestita dalla fontana Carolina di San Tammaro.

L'opera era collegata al grandioso Acquedotto Carolino, il progetto di ingegneria idraulica, opera dell'architetto olandese Luigi Vanvitelli, che convogliò le acque del maestoso Monte Taburno (oggi in provincia di Benevento) fino al belvedere di San Leucio, al parco reale della Reggia di Caserta e ad altre strutture annesse. 

Per molti anni, la fontana è stata abbandonata per poi essere restaurata nel 1995. Oggi si presenta come la vediamo in foto e, con l'avvento dell'Unità d'Italia, l'opera borbonica è stata dedicata a Giuseppe Mirri (così come il vicolo lì vicino), un soldato garibaldino che "scrisse il rapporto sul combattimento di Castel Morrone del primo ottobre 1860", come recita la targa che abbiamo fotografato.

Ovviamente le opere del Regno delle Due Sicilie sono state consacrate ai vincitori.

PER CHI VOLESSE VISITARLA. GOOGLE MAPS: "FONTANA BORBONICA DEL CAROLINO"


mercoledì 7 giugno 2017

QUARTIERE MILITARE BORBONICO. Ecco una delle strutture "di servizio" della REGGIA DI CASERTA


Quartiere Militare Borbonico


CASAGIOVE (CASERTA) - La Reggia di Caserta non era l'unica struttura borbonica che si trovava in Terra di Lavoro, ma era senza dubbio quella di maggior pregio. Ma così da sola non poteva certo funzionare ed infatti nei dintorni del plesso vanvitelliano troviamo tante strutture che servivano proprio alla vita di corte, al re, alla regina, ai cortigiani e quant'altro. Oggi, dopo l'Unità d'Italia, ovviamente, possiamo solo rintracciare le "rovine" del Regno delle Due Sicilie, quel che resta, insomma della monarchia borbonica e del nostro passato. 
Tra questi, nella vicina Casagiove, troviamo il cosiddetto Quartiere Militare Borbonico voluto da re Ferdinando II di Borbone.




All'epoca il sovrano fece restaurare i vecchi locali di quello che era un ospedale acquistando nel contempo anche dei casamenti confinanti. 
Durante la costruzione della Reggia di Caserta re Carlo di Borbone volle che l'ospedale accogliesse coloro che si ammalavano o che si ferivano durante la costruzione del palazzo reale.
Le corsie del nosocomio furono separate per tenere divisi gli operai musulmani da quelli cristiani per i quali fu messa a disposizione una cappella dedicata alla Madonna del Rosario inglobata poi nella struttura dell'odierna Chiesa di Santa Croce nuova





Oggi del Quartiere Militare resta una caserma detta De Martino, sorta proprio sull'antico ospedale voluto da re Carlo e progettata dall'architetto Luigi Vanvitelli. Ma, nel corso dei secoli, a partire dalla tanto triste Unità d'Italia, il quartiere divenne sede del primo distretto militare delle province di Caserta e Benevento, poi del XI Reggimento Bersaglieri, e durante la prima guerra mondiale, campo di prigionia per ufficiali austro-ungarici. Negli anni venti fu sede della Scuola Allievi Sottufficiali e più tardi per Ufficiali. I locali che sono stati restaurati, oggi sono utilizzati per sfilate di moda ed altre manifestazioni.



Noi abbiamo fatto un veloce sopralluogo in zona e nelle foto che pubblichiamo riportiamo quanto abbiamo trovato: una struttura settecentesca che dovrebbe essere proprio la caserma De Martino, dunque, una parte del Quartiere Militare Borbonico.



Resti della chiesa

Qui sopra e nella foto più in basso, invece, troviamo i resti di una chiesa di cui non sappiamo praticamente nulla ma che abbiamo immortalato prima che il tempo e l'incuria ne accelerino la caduta. Per il resto, possiamo scrivere che abbiamo almeno trovato le indicazioni stradali per raggiungere il quartiere e questo rappresenta senza dubbio almeno un riferimento al passato borbonico della cittadina di Casagiove, legatissima alla Reggia di Caserta.

PER UNA VISITA. GOOGLE MAPS: QUARTIERE MILITARE BORBONICO 

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martedì 6 giugno 2017

Ricordata la battaglia delle truppe borboniche contro i garibaldini in difesa del Regno delle Due Sicilie




PIETRAMELARA - Un due giugno particolare all’insegna della cultura quello trascorso da alcuni appassionati di storia patria napoletana che si sono radunati, il 2 giugno scorso, nel comune di Pietramelara per visitare il monumento eretto, soltanto pochi giorni fa, dall’amministrazione comunale a ricordo dei fatti militari che si svolsero il 19 settembre 1860.
In quell’occasione le truppe napoletane respinsero l’assalto dei garibaldini che cercavano di guadagnare terreno verso il Volturno dove si sarebbe combattuta, solo qualche giorno dopo, la battaglia decisiva di quel confronto che segnò la storia del Sud. Una data impressa alla base dell’obelisco per ricordare che quel 19 settembre fu un giorno di testimonianza, fedeltà e valore dimenticato.
Un monumento pro e non contro che ha attirato l’attenzione degli appassionati. Un incontro a cui hanno partecipato anche numerosi passanti e che ha attirato anche l'interesse dell’amministrazione con il vicesindaco, Fernando Masella, che ha interrotto la sua campagna elettorale (corre da candidato sindaco alle elezioni del prossimo 11 giugno) per incontrare i cittadini e i visitatori assieme all’assessore Roberto Izzo.



Accompagnato dalla docente Vittoria Longo e da alcuni soci era presente anche il presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, il commendatore Giovanni Salemi, che si è congratulato per la decisione dell’amministrazione di ricordare i caduti dell’esercito napoletano auspicando l’ingresso della comunità di Pietramelara nel percorso culturale che annualmente ricorda i vinti del risorgimento come avviene a Capua ogni ottobre (celebrazione che arriverà, quest’anno, alla ventesima edizione).
Dopo l'omaggio al monumento, il gruppo si è recato nel cuore del borgo medievale di Pietramelara, anticamente circondato da 12 torri. La distruzione della città operata dagli Aragonesi il 13 marzo 1496 non rappresentò la fine del paese che venne riedificato lasciando testimonianze importanti come il Palazzo Ducale (all’esterno una lapide ricorda la visita, nel 1855, del Re Ferdinando II di Borbone), l’ex convento di Sant’Agostino (che oggi ospita il Comune) e la chiesta di San Rocco.

venerdì 26 maggio 2017

Il REAL SITO DI LICOLA invaso da topi ed escrementi. Chiuso da un'ordinanza


Il Real Sito di Licola da Maps


POZZUOLI (NAPOLI) -  E' stato chiuso il 25 maggio 2017 l'odierno COT (Centro Operativo Territoriale) della Regione Campania, ospitato in uno dei piani di quello che era il Real Sito o Real Casino di Licola. 

E' stata una ordinanza regionale a mettere i lucchetti a quello che era uno dei luoghi di caccia preferito dai Borbone. Il motivo? Questioni igienico-sanitarie. Sì, perchè il sito che un tempo era uno splendore come si vede da alcune foto che pubblichiamo, ha dapprima ospitato dei cani randagi e poi è diventato ricettacolo di escrementi di animali, uccelli, insetti e soprattutto topi di grosse dimensioni, diventati padroni del posto al punto da costringere la Regione Campania a trasferire i 23 dipendenti che qui lavoravano, in altri uffici, tra cui quelli del Centro Direzionale di Napoli.



E il futuro di questa struttura quale sarà dopo il crollo del tetto della chiesetta dello scorso gennaio? Probabilmente sarà ripulito e riutilizzato per qualche altro scopo. Ma su questo ovviamente, non possiamo garantire. Di certo sorveglieremo. 

Per quanto riguarda la storia di questo sito, possiamo scrivere che si trattava di una riserva di caccia, appartenente al complesso delle Reali Delizie dei Borbone, che sorgeva su quello che un tempo era il lago di Licola, un sito di caccia amato da re Ferdinando. Qui c'erano cinghiali, daini, lepri, volpi, tassi, istrici, martore che deliziavano il sovrano e la sua corte quando si recavano a caccia. E' composto da una chiesetta, un vecchio alloggio per la servitù e un terzo plesso che in passato ospitava il re.



Da non trascurare anche la presenza di anelli di ferro ancorati alle mura che servivano nel settecento a tenere fermi i cavalli, mezzo di trasporto dell'epoca.

Francesco I fece recintare nel 1826 l'intera struttura con mura, fossati, argini e palizzate. 
Nell'aprile 1863 la riserva fu frazionata tra i principi secondogeniti. Nel 1845 con un rescritto reale Ferdinando II la ricostruì e e ampliò i confini con i laghi, i boschi e i pantani demaniali. 

Infine la "solita" unità d'Italia che ha condotto anche questa reale delizia dei Borbone verso un lento declino così come altre centinaia di dimore riuscendo a cancellare la memoria storica di quello che era il nostro regno, quello delle Due Sicilie.

Per chi volesse osservarlo dall'esterno. GOOGLE MAPS: CASINO BORBONICO DI LICOLA

La curiosità. Il pannello sito al BELVEDERE DI SAN LEUCIO. Ecco cosa riproduce



A sinistra la riproduzione in pannello del quadro de "La famiglia di Francesco I delle Due Sicilie" e a destra il quadro originale

SAN LEUCIO (CASERTA) - Abbiamo visitato nello scorso mese di aprile il Belvedere di San Leucio, in provincia di Caserta. Com'è noto si tratta della colonia voluta nel Settecento dal re Ferdinando IV e dalla Regina Maria Carolina d'Austria, finalizzata alla produzione della seta. Quel materiale oggi è rinomato in tutto il mondo.

Osservando l'interno della palazzina che ospita la cosiddetta "Archeologia industriale", cioè i macchinari utilizzati per la lavorazione della preziosa stoffa, ci si imbatte, immediatamente, prima delle sale di lavoro, in un pannello. Quel pannello lo abbiamo fotografato (in alto a sinistra) e finalmente abbiamo scoperto di cosa si tratta: è la riproduzione del quadro "La famiglia di Francesco I delle Due Sicilie".

Il pannello è senz'altro un'originalità ma quel che è più interessante è scoprire dove si trova il dipinto: è un'opera di Giuseppe Cammarano che oggi è visibile nel museo di Capodimonte a Napoli. 

Si trova nella sezione Appartamento Reale e in passato era in mostra nella Reggia di Caserta. Fu commissionato dal principe Francesco I come regalo per il sessantesimo onomastico del padre Ferdinando IV. La frase che scrive il piccolo Ferdinando nel quadro si riferisce proprio a questo. 

Il busto che riproduce Ferdinando al centro è opera del Canova, il che è anche un omaggio all'artista. 

Nel dipinto sono raffigurati, da sinistra verso destra, Maria Isabella di Borbone-Spagna (seconda moglie di Francesco I) con in braccio Maria Carolina, Ferdinanda Luisa, Maria Antonia, futura granduchessa di Toscana, Luisa Carlotta abbracciata alla futura regina di Spagna, Maria Cristina, il piccolo Ferdinando II (intento a scrivere una frase sulla colonna), erede del Regno delle Due Sicilie, Francesco I che regge in braccio Maria Amalia, futura moglie dell'infante Sebastiano di Borbone, Carlo, principe di Capua e Leopoldo, conte di Siracusa.

giovedì 25 maggio 2017

La foce dell'Acquedotto Carolino. Ecco il Fizzo di Bucciano



L'entrata del vivaio Fizzo, che protegge la sorgente dell'Acquedotto Carolino


BUCCIANO (BENEVENTO) - Oggi scriviamo della sorgente dell'Acquedotto Carolino quella poco nota, poco conosciuta che si trova nel territorio del comune di Bucciano, in provincia di Benevento.

Si tratta della cosiddetta sorgente del Fizzo, la fonte che alimenta, dalle falde del Monte Taburno nel Sannio, il condotto carolino. Da qui, zona ricca di acque, da 300 anni scorre il flusso che giunge fino a Caserta.

Il condotto, che pende un millimetro ogni metro, fu opera di Luigi Vanvitelli, l'architetto olandese alla corte di Carlo di Borbone che esplorò insieme ai suoi allievi prima i monti Tifatini (ma non trovò la sorgente necessaria ad alimentare il condotto che doveva ancora essere costruito) per poi giungere alle falde del Monte Taburno dove qui trovò abbondanza d'acqua.

E dopo 300 anni, quella sorgente ancora alimenta il carolino.

Attualmente è compresa nel vivaio curato dal corpo forestale dello Stato, in pratica si tratta di un luogo nelle mani della Regione Campania. 

Da tenere presente che la sorgente apre periodicamente, in occasione di particolari eventi. All'interno è possibile vedere la nascita del condotto carolino, e il primo torrino o punto si ispezione o sfiatatoio dello stesso. 

Per chi vuole trovare il vivaio Fizzo: GOOGLE MAPS: Sorgente Del Fizzo - Acquedotto Carolino; per i primi torrini: Torrino Dell'Acquedotto Carolino


martedì 2 maggio 2017

GUARDA IL VIDEO E LE FOTO. Primo maggio. Intitolata una piazza ai lavoratori di PIETRARSA uccisi dopo l'Unità d'Italia




NAPOLI - Ieri, primo maggio, sono stati ricordati i lavoratori di Pietrarsa, primi trucidati in una strage avvenuta dopo l'Unità d'Italia. 

A Pietrarsa, infatti, prima fabbrica metalmeccanica per produttività ed estensione voluta da Ferdinando II tra Portici e San Giovanni a Teduccio, il 6 agosto 1863 i bersaglieri uccisero 4 operai Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri, e ne ferirono altri. I 4 manifestavano per la riduzione dell'orario di lavoro e perchè non stavano ricevendo lo stipendio.

Ieri il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha inaugurato una piazza, intitolata a quei lavoratori, nel quartiere di San Giovanni. La targa recita: "Via Martiri di Pietrarsa. In memoria degli operai caduti sotto il fuoco sabaudo in difesa del lavoro. 6 agosto 1863".

Vi rimandiamo alle foto e al video che pubblichiamo per guardare la cerimonia. Un gesto in memoria di coloro che sono stati ingiustamente dimenticati dalla storia.








La "Fontana del Carolino" dedicata a un garibaldino. Ecco come visitare una ex "appendice" dell'Acquedotto Carolino

SAN NICOLA LA STRADA (CASERTA) - La fontana "del Carolino" che si trova all'incrocio tra vicolo Mirri e via Santa Croc...